Claudio Maccari

Claudio Maccari

Wallpaper

a cura di Martina Marolda

2 giugno – 15 luglio 2018

Quelle in mostra sono opere realizzate tra il 2017 e il 2018. La nuova serie intitolata Wallpaper si riallaccia tecnicamente e poeticamente a gran parte dei lavori passati di Claudio Maccari, a partire da Foglie di rosa (2013), dove a essere utilizzata è la carta alimentare gialla, ma soprattutto agli interventi di frottage urbano, dunque in scala ambientale, in alcuni punti del centro storico di Siracusa: le Carte di Ortigia (2015) riproducono il tessuto cittadino fatto di pietre, stucchi e lacerti di muro che sono riportati “epidermicamente” col carboncino su carta da pacchi bianca.

Una predisposizione, quella di Maccari, a lavorare proprio sulla superficie, sulla pelle delle cose. E non intendo solo il senso epidermico della delicatezza e protezione insieme, di filtro sul mondo esterno, di sensibilità ed emotività, permeabilità e ascolto – tutte caratteristiche a mio avviso ben presenti nel suo percorso umano e artistico. «Non siamo più buoni a sentire», mi disse in una delle nostre prime “veglie”, «fortuna che ci sono ancora gli antidoti. Ad esempio l’emozione di un passaggio di pianoforte di Glenn Gould».

Tutto il lavoro di Maccari è stato sempre contraddistinto dalla sua estrema capacità di usare i materiali più diversi in maniera “classica”, di sperimentazione in un ambito classico di quello che «PUOI fare» e non di ciò che «SCEGLI di fare», come ama ricordare egli stesso. Aldilà dei grandi numeri, delle mode, dei gusti, dei vezzi e degli obblighi.

Di fronte ai Wallpaper, subito il pensiero corre a quello straordinario anticipatore che fu William Morris, al suo gusto per l’essenziale, l’intimo e l’anti-industriale; in generale, a «tutta la poesia espressa in una stoffa da parato». Fondatore, coltissimo, delle Arts and Crafts e antesignano, suo malgrado, dei moderni designer, Morris pone grande attenzione al decoro, che diviene il nucleo centrale e ripetuto delle sue opere.

Nei Wallpaper, il motivo floreale è altrettanto ricorrente: singolo, reiterato, scomposto e ricomposto.

In dettaglio, si tratta di opere in iuta, sulle quali il decoro è originato da una malta per edilizia che viene fatta depositare su un apposito stencil in plexiglass: la diversa consistenza dei materiali sovrapposti, le colature e le manipolazioni di Maccari fanno sì che questi lavori presentino stratificazioni e tridimensionalità.

C’è sempre una casualità, anche se meditata, negli interventi sulla superficie fatti da Claudio a posteriori: si tratta perlopiù di interventi pittorici, come colature di vernice blu o spatolature bianche.

Wallpaper è anche una serie di disegni fatti al laser e di cortecce tagliate, analogamente, con il laser. Questo porta, inevitabilmente, a micro combustioni della superficie e dunque all’inscurimento dei margini. Sono imperfezioni e non definizioni dei decori che, dalle iute, fino alle carte e al legno, caratterizzano tutte le nuove opere di Claudio Maccari. Egli accosta alla precisione dell’elemento tipico della produzione in serie, lo stencil, la casualità e non totale prevedibilità della reazione dei diversi materiali a seguito di un’azione.

In questa operazione, anche le “quattro pareti” non sono più sufficienti. Una installazione va infatti a occupare lo spazio in modo diverso: tridimensionale e scultoreo. Per Sixteen leaves del 2018 il legno di betulla si sviluppa in verticale, attraverso una serie di giunti e di sospensioni che amplificano il motivo principale e lo reiterano, conferendo alla scultura profondità e movimento, per il gioco di luce e ombra, di pieni e vuoti e per il vibrare delle esili lamelle che richiamano le leggere macchine e costruzioni vinciane.

Big Flower, sempre del 2018, nasce addirittura da un’azione di tipo performativo: l’utilizzo di uno schiacciasassi in grado di imprimere letteralmente un foglio di 150×191 cm. Si tratta infatti di una stampa a rilievo sulla quale il motivo decorato di base risulta, per forza di cose, scomposto. Il rullo enorme fa emergere sia gli sbalzi che gli incavi, sempre con sbavature e non definizioni, dovute all’irregolarità della superficie pavimentale su cui è stata realizzata: un piazzale asfaltato.

Morris era anche uno scrittore visionario. Sono proprio alcune parole del suo romanzo utopico e fantapolitico News from Nowhere che sembrano, in definitiva, dare voce a Wallpaper di Claudio Maccari: «amare questa sottile epidermide della terra, su cui si vive». Ricalcarne increspature e imperfezioni, elevandola a opera d’arte.

Wallpaper rappresenta, in definitiva, un’unica, delicata, a tratti ironica, variazione sul tema che, in puro stile Maccari, riesce a fondere la pratica pittorica con la sapienza ed esperienza artigiana, ma soprattutto con quella buona dose di visionaria ironia e di curiosità che trasuda da tutti i lavori di Claudio.

Del resto poi, queste sono pur sempre, di fatto, “carte da parati”.

Martina Marolda
 

Claudio Maccari - Wallpaper

Claudio Maccari

Tra le mostre ed esposizioni: 1993: Verderosa, a cura di Maurizio Bortolotti, Galleria Alessandro Bagnai, Siena. 1994: Quaranta x quaranta, Galleria Continua, San Gimignano; Ritratto Autoritratto, Trevi Flash Art Museum Trevi; Nuova scena a cura di Cristiana Perrella e Luca Beatrice. 1995: Il fantastico nella giovane arte italiana, a cura di Ginevra Paparoni, Accademia delle Arti Visive, Siracusa. 1996: La Fornace dell’arte, a cura di Marisa Vescovo, Fornace Bolloli, Alessandria. 1997: 6 personali, a cura di Plinio De Martiis, La Tartaruga, Castelluccio di Pienza, Siena. 1998: Escatologica, a cura di Mauro Civai, Magazzini del Sale, Siena; Di cotto e di crudo, a cura di Omar Calabrese, Palazzo Chigi, San Quirico d’Orcia, Siena; Realizza il drappellone del Palio di agosto a Siena. 2000: Artisti carissimi, a cura di Adolfo Natalini, Galleria Pananti, Firenze. 2002: Sumptuous, a cura di Lorenzo Fusi e Lucia Minunno, Officina giovani, ex Macelli, Prato; Reperti umani, a cura di Omar Calabrese, Museo archeologico, Frascati. 2003: Flesh for Fantasy, a cura di Lorenzo Fusi e Marco Pierini, Officina giovani, ex Macelli, Prato. 2005: Ipermercati dell’Arte, a cura di Omar Calabrese, Palazzo Squarcialupi, Santa Maria della Scala, Siena. 2006: Voi non siete qui, a cura di Omar Calabrese and Maurizio Bettini, Acciaierie Arte Contemporanea, Bergamo. 2007: Nowheremen, a cura di Omar Calabrese and Maurizio Bettini, Acciaierie Arte Contemporanea, Bergamo; Three, a cura di Delay McKay Artsee Eyewear, New York. 2008: Outsider Project, Galleria Alessandro Bagnai a cura di Antonella Villanova Firenze. 2009: Le plaisir de peintre, Zone showroom Montespertoli Firenze. 2010: MadeinFilandia Pieve a Presciano Arezzo. 2012: Muro di china, Madeinfilandia Eva Menzio Torino. 2013: Acqua, a cura di Carles Marco, Montevarchi, Vivai Cioncolini. 2014: Tutti a raccolta, allestimento per la Coop di S.Gimignano a cura di Culture attive; Paesaggio, Montevarchi a cura di Carles Marco e Paola Lucrezia Cioncolini. 2015: Carte, Frottage urbano. Moon, Siracusa. 2016: La pelle, a cura di Fondaco associazione culturale in collaborazione con Officina, Bruxel. 2017: Collettiva di apertura della galleria Lombardi Arte, Siena. 2018: NoPlace, S. Stefano di Magra. La Spezia.

 

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